

Alessandro ha poco più di vent'anni quando arriva a Pechino con una laurea in tasca e nessun piano preciso. Sei anni dopo, ha cambiato nome, imparato il mandarino tra toni sbagliati e lavori improbabili, attraversato la pandemia e i lockdown, e scritto un libro prima in cinese. «Ho fatto un sogno in mandarino» di Alessandro Ceschi è un memoir di formazione e disorientamento, dove la Cina non è mai uno sfondo esotico ma un posto concreto e contraddittorio in cui cercare, con ironia e fragilità, qualcosa che assomigli a casa.
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